Customize Consent Preferences

We use cookies to help you navigate efficiently and perform certain functions. You will find detailed information about all cookies under each consent category below.

The cookies that are categorized as "Necessary" are stored on your browser as they are essential for enabling the basic functionalities of the site. ... 

Always Active

Necessary cookies are required to enable the basic features of this site, such as providing secure log-in or adjusting your consent preferences. These cookies do not store any personally identifiable data.

No cookies to display.

Functional cookies help perform certain functionalities like sharing the content of the website on social media platforms, collecting feedback, and other third-party features.

No cookies to display.

Analytical cookies are used to understand how visitors interact with the website. These cookies help provide information on metrics such as the number of visitors, bounce rate, traffic source, etc.

No cookies to display.

Performance cookies are used to understand and analyze the key performance indexes of the website which helps in delivering a better user experience for the visitors.

No cookies to display.

Advertisement cookies are used to provide visitors with customized advertisements based on the pages you visited previously and to analyze the effectiveness of the ad campaigns.

No cookies to display.

Esercizi di stupore

Esercizi di stupore

Qualche giorno fa ricevo un messaggio da una cara amica abruzzese che aveva letto articoli e approfondimenti dal nostro sito: “Di grande ispirazione per una che come me sta attraversando un momento di totale lontananza da sé stessa e dal mondo, naturale e affettivo”.

Parole dense, che ancora riecheggiano nell’aria.

Lontananza da sé stessi e dal mondo, naturale e affettivo. Capita, a noi tutti. A volte sono perdite e dolori forti a lanciarci lontano, spesso è una mancanza di consapevolezza e presenza, l’incapacità di essere nel Qui e Ora.

Le giornate scorrono a velocità sempre diverse. Proiezioni continue di pensieri passati e futuri. Noi stessi sullo schermo. Ci guardiamo attraversare dalla vita senza sentirla dentro, dimenticandoci di chiederci come stiamo veramente, chi siamo veramente.

Non ho le competenze né l’intenzione di indagare le complesse ragioni di questo diffuso malessere.

Ho solo voglia di condividere con voi un gioco che faccio con me stessa. Un gioco che mi alleggerisce, che fa spazio. Un gioco che accoglie il silenzio, quel Silenzio autentico, dal quale giungono intuizioni e consapevolezze, risposte a domande che non sapevo nemmeno di aver formulato. Un gioco per esercitare il Qui e Ora, per dimenticare le proiezioni, abbassare le frequenze mentali, rallentare il respiro.

Un gioco per ritrovarsi, dimenticandosi di sé.

Si chiama “esercizi di stupore”.

Queste le regole: ritagliatevi almeno mezz’ora tutta per voi, senza compagni, mariti, figli, genitori. Andate in un luogo “naturale”: che sia un parco, un bosco, il mare, la sponda di un fiume, un campo di alberi da frutta. L’importante è allontanarsi dai rumori del traffico e dal ronzio costante degli apparecchi elettronici dentro le mura domestiche e in ufficio. Spegnete il cellulare. Non dovete metterlo silenzioso, è necessario spegnerlo e lascialo a casa o in macchina. Per quella mezz’ora eserciteremo una diversa “connessione” e ci ricorderemo quanto è preziosa la solitudine, la furtiva bellezza della privacy: nessuno sa dove sono, non devo documentare nulla, né fare foto, né cercare le parole per raccontare quanto mi accadrà, non succederà nulla che non potrò affrontare fra mezz’ora.

Eccoci. Cominciamo a passeggiare lentamente, cercando di non fare alcun rumore. Non abbiamo una meta. Concentriamoci sui nostri passi, saranno leggeri e silenziosi. Continuiamo a camminare così per un po’ e ascoltiamo i rumori intorno a noi: il canto degli uccelli, il vento fra gli alberi o il suono della risacca. Quando arriva un pensiero lo salutiamo, “a dopo”, e torniamo ad ascoltare i suoni intorno a noi.

Guardiamoci intorno, c’è un angolino che ci sta aspettando, forse un sasso, le radici di un albero, una radura, raggiungiamolo e sediamoci in modo comodo. Se vogliamo possiamo sdraiarci. Chiudiamo per un istante gli occhi e concentriamoci sul contatto del nostro corpo con il suolo. Siamo connessi con la terra. La sentiamo. Tocchiamola con le mani.

Adesso, insieme all’ascolto, esercitiamo la vista. Guardiamoci intorno e osserviamo la brulicante vita che danza. Sarà forse una formica, una foglia che cade dall’albero, il sole che filtra fra i rami, un ragno che tessa la sua ragnatela. Lasciamoci stupire. Continuiamo a salutare e lasciare andare qualsiasi pensiero che non sia nel Qui e Ora, che non sia un pensiero di stupore e meraviglia.

Restiamo così per un tempo denso, tutto nostro, concedendoci un particolare o contemplando l’orizzonte.

Poi alziamoci piano e torniamo verso la macchina o verso casa.

Continuando a godere di una camminata lenta e consapevole, ringraziamo le nostre gambe, le nostre orecchie, i nostri occhi, il nostro olfatto, perchè ci hanno permesso di vivere quello stupore.

E ora la regola più importante di tutto il gioco: continuare a restare presenti fino alla fine. Se un pensiero su cosa ci attende non appena finito il gioco bussa alla mente noi non apriamo, lasciamo che sia il profumo dei pini o la voce del vento a dirci: “resta qui, respira e basta”.

Questo è il gioco e come ogni gioco si diventa sempre più bravi ad ogni partita.

Ripetetelo spesso. Fatelo diventare uno dei vostri giochi preferiti.

Vedrete che la voce del vento ad un certo punto sarà la vostra, e quando ne avrete bisogno sussurrerà: “resta qui, respira e basta”. Ovunque voi siate, nello spazio e nel tempo.